Il vostro contributo a Historia Magistra

Suggeriti da HM

ASSOCIAZIONE CASA NATALE ANTONIO GRAMSCI Onlus - ALES

In collaborazione con

Casa Gramsci Ghilarza
Istituto Gramsci della Sardegna
Terra Gramsci IGS Italia

CONVEGNO DI STUDI INTERNAZIONALI

Mille libri per Gramsci


Antonio Gramsci e la società civile nelle riflessioni e nell’opera di Giorgio Baratta e Eric J. Hobsbawm

ROMA - 22 MAGGIO 2013
Sala della Federazione Nazionale della Stampa
Ore 9.00

CAGLIARI - 24 MAGGIO 2013
Aula Motzo, Dipartimento di Filologia,
Letteratura e Linguistica
Università degli Studi di Cagliari
Ore 9.00

ALES - 25 MAGGIO 2013
Sala Conferenze Unione dei Comuni
Ore 9.30

Partecipano
Fabio Frosini
Derek Boothman
Iain Chambers
Miguel Mellino
Mauro Pala
Angelo D’Orsi
Francesca Chiarotto
Cosimo Zene
Giancarlo Schirru
Gianluca Scarpellino
Gianni Fresu
Giulio Angioni
Emiliano Alessandroni
Patrizia Manduchi
Gennaro Migliore
Luciano Uras
Gemma Azuni
Ignazio Putzu
Sabrina Perra
Franco Siddi
Alessandra Marchi
Giorgio Serra
Alberto Coni
Maria Giovanna Faedda
Eugenio Orrù
Francesco Carta
Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce
Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci

Torino, via Santa Maria n. 1
Martedì, 14 maggio 2013 – ore 18,30

Presentazione del libro di Giuseppe Vacca

“Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926 - 1937)”


Saluti
avv. Marco D’Arrigo - Presidente della Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce
dott.ssa Laura Onofri - Consigliera Comunale
prof. Sergio Scamuzzi - Direttore Fondazione Istituto Piemontese “Antonio Gramsci”

Intervengono
on. Piero Fassino - Sindaco della Città di Torino
prof. Angelo d’Orsi - Professore di Storia del pensiero politico all’Università di Torino
Sara presente l’Autore prof. Giuseppe Vacca

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Fondazione dell’Avvocatura Torinese Fulvio Croce, Palazzo Capris di Cigliè, Torino, via Santa Maria, 1

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HISTORIA MAGISTRA. Associazione per il diritto alla Storia

I Seminari di HISTORIA MAGISTRA

Falsi e falsari nella storia delle religioni.

Come si fabbrica un falso e come lo si smaschera

Università di Torino – Sala Principi d’Acaja – Palazzo del Rettorato
Via Po, 17 - Torino
2 maggio 2013
Fra i molti temi affrontati dalla sua fondazione (2009) ad oggi, sulle pagine di HISTORIA MAGISTRA – la “Rivista di storia critica”, espressione dell’omonima Associazione – la Direzione e la Redazione hanno ritenuto opportuno assegnare il podio al problema del falso storico. L’occasione è stata fornita dalla discussione suscitata da alcune recenti, discusse pubblicazioni di Barbara Frale sulla Sindone di Torino. Ricercatori e studiosi di diversa estrazione sono intervenuti con forza per difendere, nella sua essenza, la storia, il suo metodo e i suoi strumenti.
Il problema della falsificazione nella storia si acutizza se l’ambito è quello religioso: qui il nodo falso/vero/ verosimile appare in tutta la sua pregnanza e dimostra in maniera patente la necessità di difendere e promuovere la ricerca storica e filologica, a vantaggio non solo del saperescientificamente fondato, ma anche della corretta informazione e divulgazione.
Questa battaglia è nel cuore della “ragione sociale” di HISTORIA MAGISTRA: la lotta intellettuale contro le “pseudostorie”, contro il sempre più diffuso opinionismo che scredita la possibilità stessa della storia di porsi come scienza, e contro i troppi sedicenti storici che spopolano ovunque, occupando, con sempre maggior disinvoltura, nella compiacenza dei media, ma anche delle istituzioni, quegli spazi che dovrebbero appartenere in primo luogo a chi si dedica alla ricerca, scientificamente fondata, e condotta secondo i crismi del metodo storico.
Di qui la giornata di discussione pubblica dedicata al problema del falso nella più recente storiografia religiosa, nella quale si darà la parola a studiosi di formazione torinese, che si sono dimostrati brillanti “smascheratori di falsi”.

PROGRAMMA
I Sessione
Ore 9,30


Saluti
ADELE MONACI (Direttrice del Dipartimento di Studi Storici - Università di Torino)
SILVIA GIORCELLI (Coordinatrice della Sezione di Storia Antica del Dottorato in Studi Storici- Università di Torino - membro del Consiglio di Direzione di HISTORIA MAGISTRA)
ANGELO D’ORSI (Università di Torino - Direttore di HISTORIA MAGISTRA)
Presiede: ADELE MONACI

Relazioni

ROBERTO ALCIATI (Università di Torino)
Il problema del falso nel lavoro di HISTORIA MAGISTRA
PIERANGELO GRAMAGLIA (già Docente nella Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Torino)
Il falso nelle scritture canoniche e nei modelli agiografici

Interventi programmati
PAOLO COZZO (Università di Torino)
Diligenter inquirere an haec sint vera vel falsa et simulata. Falsi e falsari nei processi testimoniali per eventi miracolosi (secoli XVI-XVII)

II Sessione
Ore 15,00


Presiede: GIUSEPPE SERGI

LUCIANO BOSSINA (Università di Padova)
Falsi testuali e concili della Chiesa
ANDREA NICOLOTTI (Università di Torino)
Flagrum taxillatum: l’inesistente flagello della Sindone di Torino

Interventi programmati
DANILO SIRAGUSA (Università di Torino)
Arabi immaginari. Idee di tolleranza e buongoverno nel Codice diplomatico di Sicilia (1789-1792)
Discussione generale

Conclusioni e saluti finali
ANGELO D’ORSI 


Nella giornata saranno a disposizione del pubblico tutti i fascicoli di HISTORIA MAGISTRA sino ad oggi pubblicati. Nell’occasione sarà possibile sottoscrivere abbonamenti alla rivista e iscriversi all’associazione omonima, fonte principale di sostentamento del periodico.

Informazioni:
info@historiamagistra.it
Dr.ssa Lorena Barale, tel. tel. +39 3391351471

HISTORIA MAGISTRA è un’Associazione culturale indipendente che ha per fine la difesa della Storia intesa come scienza (il cui compito primo è la conoscenza dei fatti del passato), ma anche quale diritto fondamentale di tutti gli esseri umani, mezzo fondamentale per costruire la cittadinanza attiva.
L’Associazione ha un sito (www.historiamagistra.it), pubblica un quadrimestrale (“Historia Magistra. Rivista di storia critica”), di cui è in stampa ora il n. 11, e sta preparando una collana di studi improntata agli stessi principi della rivista (la BHM, Biblioteca di Historia Magistra), ossia la coniugazione tra il rigore scientifico e la milizia intellettuale.
Chi voglia avanzare proposte di articoli per la rivista e di titoli di volumi per la collana editoriale può rivolgersi agli indirizzi direzione@historiamagistra.it e segreteria@historiamagistra.it.
Con il patrocinio dell’Università degli Studi di Torino e del Dipartimento di Studi Storici

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GIOVEDI' 21 FEBBRAIO 2013, ORE 17,00
SALA CONFERENZE
PRESENTAZIONE DEL VOLUME

DA MUSSOLINI A GHEDDAFI, QUARANTA INCONTRI

di Angelo DEL BOCA

Le interviste a 40 personaggi incontrati dall'autore, Angelo del Boca , nel corso della sua vita evidenziano le problematiche del Novecento, sottolineando il processo di decolonizzazione che appare ancora non risolto.
Ne discute con l'autore lo storico Angelo d'Orsi; modera Bruno Segre, presidente ANPPIA.
 
 
http://www.museodiffusotorino.it/focus_evento.aspx?id=990
 
Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra,dei Diritti e della Libertà
corso Valdocco 4/a - 10121 TORINO

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Università per gli Stranieri di Perugia
Col patrocinio della regione Umbria


CULTURA, STORIA E IMPEGNO POLITICO NELLE RIVISTE:

Historia Magistra,

Il Pensiero Politico,

Rivista di Politica,

Cosmopolis.



INTERVENGONO
Angelo d’Orsi
Vittor Ivo Comparato
Carlo Carini
Alessandro Campi
Roberto Gatti
Vincenzo Sorrentino

COORDINA
Salvatore Cingari

VENERDÌ 26 OTTOBRE 2012
BIBLIOTECA AUGUSTA DI PERUGIA
SALA BINNI
ORE 17:00
DIPARTIMENTO DI CULTURE COMPARATE

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La Rivista

Per abbonarsi

Editoriale

In corsivo
Quanto è felice la decrescita?(Latouche e gli altri), Lucilla G. Moliterno

Tra Storia e Politica
Ipotesi su Lamartine. Contributo alla storia del “populismo”, Cristina Cassina                                        
Scenari in penombra. La Germania e la riunificazione, Emiliano Alessandroni                                        

Osservatorio UPS
“Diritto alla storia” e Stato costituzionale, Maria Chiara Locchi                

Lavori in corso
Democrazia operaia. La dottrina delle istituzioni rivoluzionarie nel Gramsci ordinovista, Flavio Silvestrini            
Generazioni rubate. Il genocidio culturale degli aborigeni australiani, Federica Ercoli

Incontri
Un  «patriota del secondo Risorgimento». Eugenio Curiel nel ricordo di Gianni Cervetti, a cura di Gianni Fresu        
                
La cassetta degli strumenti
Dal feudo al latifondo. Bronte e la Ducea Nelson, Alessandra Mangano

In rete
Scintille di cultura comunista, Isabella Rossatto                                    

Esperienze
Ritorno a Kinshasa. La violenza e la grazia, Francesco Remotti

Storie di carta
Quando il giornalista dà lezioni allo storico. Chiesa e dittatura argentina raccontati da Verbitsky, Roberto Alciati                                            

Piccolo e Grande schermo
Nuovo cinema civile italiano. L’incapacità di andare oltre la cronaca, Vito Santoro        

Fermalibri

Recensioni
Tra egualitarismo e rivoluzione, Gian Mario Bravo

La molte vite di Claude Lanzmann, Giovanni Miraglia
                                
Schede
Opere di
Enrico Nuzzo, Elena Bonora, Filippo Buonarroti, Michael R. Ebner, Pedro Paulo Zahluth Bastos e Pedro Cezar Dutra Fonseca, Attilio e Gemma Belli, Andrea Minuz, Alberto Giasanti, Roberto Gramiccia.

Produzione propria

Raccolta carta
Una storia “craxiana” della sinistra, Guido Liguori                            

Buone & Cattive notizie
Un centro per la Public History, Serge Noiret                                            
C’è chi si ostina a non voler scomparire. La difficile resistenza degli Istituti per la conservazione della memoria, Daniela Marendino                                        

L’angolo di Aristarco
Viareggio, un Premio per tutte le stagioni, Aristarco Scannabue

Gli Autori

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 Editoriale
Una sola distinzione: buona e cattiva storia, Angelo d’Orsi

In corsivo
Le armi dell’Anticoncilio. Metamorfosi del falso dalla pergamena a Internet, Luciano Bossina

Dalla potenza alla moneta. La sindrome autodistruttiva dell’Europa, Francesco Aqueci

Tra Storia e Politica
Octavio Brandão e il sequestro della memoria. Note a margine della storia del comunismo brasiliano, Alvaro Bianchi

Uno studio sulle Presidenziali americane: l’economia conta?
,  Marco Morini

Lavori in corso
Gramsci e la Questione meridionale. Genesi, edizioni e interpretazioni,  Giacomo Tarascio

Documenti per la storia del tempo presente
I dannati delle carceri. Una pronuncia della Corte suprema degli Stati Uniti: una lezione da seguire, Elisabetta Grande

Incontri
Eroi nostro malgrado. Carlo Muscetta racconta la sua amicizia con Leone Ginzburg. Conversazione con Angelo d’Orsi

La cassetta degli strumenti
La «religione della valutazione», tra oligopoli editoriali e «pubblicità del sapere», Isabella Gagliardi

Esperienze
Terra Santa, un brand territoriale (mentre la Palestina muore), Marco Bistacchia
Inserto fotografico

Storie di carta
Graphic journalism: il fumetto come racconto del mondo, Vito Santoro

Limonov: vita e avventure di un teppista lirico, Roberto Valle

Piccolo e Grande schermo
«Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto» di Elio Petri. Riflessioni sulle trasformazioni del potere a margine di un libro, Salvatore Cingari

Fermalibri

Un “lievito” mai venuto meno, Giulio Schiavoni

Due passi avanti, tre passi indietro. La storia delle donne in Italia, Chiara Meta

Schede
Opere di Maria Rosa Di Simone, Valerio Gentili, Michele Battini, Diego Giachetti, Henry Kissinger, Raffaele D’Agata, Nina Power

Produzione propria

Raccolta carta

Di un revisionismo, dei suoi scopi ideologici e di altre sciocchezze, Alessandro Maurini

Buone e cattive notizie
Ritorna la Rivolta femminile di Carla Lonzi, Isabella Rossatto

La crisi greca uccide la stampa libera
, Gerassimos D. Pagratis

L’angolo di Aristarco

A volte ritornano, peggiorati

Gli Autori

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Numero 7 di Historia Magistra

CHIEDETELO IN LIBRERIA. ABBONATEVI!

Sommario:

Editoriale
Scrittori (e scrivani), attenti: nulla rimarrà impunito!
Angelo d’Orsi

In corsivo
Spartaco, «Ora pro nobis!»
Luciano Canfora

Da Liu Xiaobo a Assange. La libertà d'espressione tra Occidente e Cina
Francesco Aqueci

 

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Numero 6 di Historia Magistra

CHIEDETELO IN LIBRERIA. ABBONATEVI!

Sommario:

Editoriale
I vecchi e i giovani
Angelo d’Orsi

In corsivo
Il vero e il falso in campagna elettorale
Fabrizio Tonello

Il terzismo, malattia senile del moderatismo
Davide Miccione

 

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Numero 4 di Historia Magistra

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Di seguito il sommario:

Editoriale
I nostri sassi in piccionaia

Angelo D’Orsi

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Numero 5 di Historia Magistra

CHIEDETELO IN LIBRERIA. ABBONATEVI!

Sommario:

Editoriale
La libertà del pensiero
Angelo d’Orsi

In corsivo
Il senso di una sfida. La matrice teologica della società
Guido Mongini
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Numero 3 di Historia Magistra


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Di seguito il sommario:

Editoriale

Il mondo alla rovescia

Angelo d’Orsi

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Secondo numero di Historia Magistra

Se vi sentite vicini al nostro lavoro, sostenetelo: abbonatevi, fate abbonare istituzioni di riferimento o associazioni e gruppi; chiedetela in libreria: e se vi rispondono che non la conoscono o che non è disponibile, ordinatela. 
Inviate proposte, o suggerite ad amici/che e colleghi/e di farlo. Insomma, state al nostro fianco!


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Ecco il sommario:

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Editoriale
L’adunata dei refrattari, ovvero: «Histoire ou barbarie», Angelo d’Orsi 7

In corsivo
I tre presidenti (ma ce n’è un quarto). La Costituzione
Repubblicana secondo Schifani,
Fini e Berlusconi, Sante Cruciani 12

La conversione di Gramsci e la creazione di un
nuovo senso comune (di destra), Guido Liguori 17

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Editoriale n. 1 (ITA) PDF Stampa E-mail

L’adunata dei refrattari, ovvero: «histoire ou barbarie»


Una nuova rivista di storia? Ebbene, sì. Osiamo presentarci sul “mercato” delle idee, forti di un principio banale, ma, ci risulta, non dichiarato né rivendicato prima della nascita dell’Associazione, di cui questa testata si presenta come strumento. Questo principio è, in realtà, un diritto. Noi rivendichiamo il diritto alla Storia, come uno dei diritti fondamentali degli esseri umani. Diritto essenziale, ma mai riconosciuto esplicitamente, meno che meno esplicitamente rivendicato. Historia Magistra, l’Associazione, e, ora, la rivista, non esita a iscrivere sulle sue bandiere questo diritto, a costo di apparire retorici. Non insistiamo su ciò, rinviando al documento programmatico che pubblichiamo sui siti www.francoangeli.it e www.historiamagistra.it.
Dunque, perché una nuova rivista? Sono numerose le testate storiche, spesso di grande valore, con alcune delle quali molti di noi hanno rapporti di collaborazione. Rispetto ad esse – alle quali non abbiamo la velleitaria ambizione di paragonarci, né tanto meno di sostituirci – noi siamo piccola cosa, in questo nostro esordio. D’altronde, «Historia Magistra» vuole seguire un asse privilegiato nel lavoro che da questo n. 1 pone in essere: l’attenzione agli usi (e abusi) politici della storia. E vuole anche essere, in modo programmatico, un luogo d’incontro fra le tre generazioni di studiosi e studiose oggi sul campo: quella del suo fondatore (che nell’anno 2000 diede vita con un gruppo di allievi e allieve all’Associazione Historia Magistra, e ha sempre lavorato con giovani, oltre e più che con colleghi); la generazione immediatamente precedente, e quella successiva. Sia il Comitato Scientifico, sia le Redazioni – a cominciare da quella centrale, nata dentro l’Ateneo di Torino – sia i collaboratori, ne danno testimonianza, fin da questo numero d’esordio. Sebbene nata in ambito accademico, la rivista, generata dalla presa d’atto della forte domanda di Storia presente nel dibattito pubblico (e noi non ci scandalizziamo dell’uso pubblico della Storia), tenterà di essere, in primo luogo, una testata di battaglia (vorremo usare, se non suscitasse scandalo, il termine “guerriglia”) culturale, e, quindi, di informazione storica e storiografica, di discussione critica, che coniughi serietà di impostazione, nei limiti del possibile, con piacevolezza di esposizione, che non sacrifichi il rigore scientifico, alla dichiarata volontà di divulgazione (alta), cercando di parlare a un pubblico anche di non specialisti.
Altra scelta caratterizzante di «Historia Magistra» è di non essere soltanto, in senso tecnico, una rivista storica, o storiografica; ma, seguendo il principio che la storia è una strada obbligatoria per ogni disciplina, il binario su cui tutte si debbono muovere, vuole essere aperta a contributi tecnicamente collocabili in ambiti disciplinari diversi, tutti, comunque, sensibili alla dimensione storica. Potremmo spingerci a parlare, con rischiosa civetteria, di storicismo… In ogni caso, il nostro primo “comandamento” è che la storia è il mezzo irrinunciabile e necessario di ogni conoscenza: pas d’histoire, pas de connaissance, diremo, parafrasando i nostri classici storiografici: e aggiungendo, subito, a scanso di equivoci, il canonico, ma nient’affatto rituale: pas de documents, pas d’histoire.
Sì, perché oggi è invalsa una pratica, anzi una praticaccia, per cui tutti possono improvvisarsi “storici”, prescindendo da qualsiasi, pur minima, avvertenza metodologica, da ogni contatto diretto con quel materiale che invano i grandi storiografi del XIX secolo ci hanno insegnato a distinguere, a catalogare, e a organizzare, e a trattare secondo tecniche opportune: i documenti, per l’appunto. Codesti improvvisati “storici”, sostenuti da grandi gruppi editoriali, godendo del favore dei media, non paghi di sbandierare le decine (o centinaia) di migliaia di copie vendute dei loro libri (e dietro quelle cifre affiorano le verità più significative, per loro: le sonanti royalties) sono accreditati quali maîtres à penser, e presto ce li troveremo – e non stiamo parlando della sola Italia, naturalmente – sulla tolda di comando, assiepati intorno a qualche duce o ducetto, intenti a guidarli verso le magnifiche sorti e progressive della postdemocrazia. Si aggiunga che quei sullodati sedicenti storici (anche part time, ma non è questo il punto, ovviamente) polemizzano volentieri con la “casta” degli accademici, accusandoli di pretendere di avere il “monopolio” della ricerca e del racconto storico. E anche questa polemica grottesca avviene nel generale consenso dei media, che contribuiscono a costruire e diffondere un pernicioso senso comune, ossia che la storia sia un campo libero, nel quale tutti possono dire o scrivere qualsiasi sciocchezza: insomma, la ricerca storica, il cui compito è produrre conoscenza del passato, viene revocata in dubbio, e nel modo più radicale e volgare. L’epistème viene trasformata in doxa, il sapere in opinione, la scienza in dibattito. E il modello è quello televisivo: il talk show è diventato, nella splendente era della comunicazione globale, la misura e il mezzo, lo scopo e il prezzo di ogni cosa. E dunque se la storia è un’opinione, la narrazione storica diventa confronto delle opinioni, e tra esse vincono quelle meglio sponsorizzate. Apparati mediatici, centri finanziari, e, direttamente, forze politiche si adoperano per far vincere un’“opinione” su di un’altra. E i governi stessi, direttamente o attraverso parlamenti privi di autonomia e spesso di indipendenza, intervengono per sostenere una loro “visione del passato”, promovendo o riprovando, anche con pesanti misure legislative, a cui corrispondono o corrisponderanno azioni giudiziarie, oltre che amministrative, le “opinioni” sgradite, o giudicate “politicamente scorrette”, a date maggioranze, a determinati climi e ambienti.
Quel che è più grave, in realtà, non è il venir meno del significato stesso del fare storia come attività scientificamente fondata, libera e autonoma da ogni condizionamento. Quello che è più grave è il senso politico dell’operazione, volta a cancellare le certezze relative agli eventi del passato, che vengono opportunamente “revisionati”, secondo un’ottica estranea al sapere storico, che non procede mai per salti e per rivoluzioni epistemologiche, per ribaltamenti e rovesciamenti. Gli eventi vengono opportunamente aggiustati, arrangiati e adattati, in armonia con il clima generale del tempo.
Ma il revisionismo, che si può definire l’ideologia e la pratica della revisione programmatica – con fini esclusivamente politici (oltre che bassamente commerciali), e nient’affatto conoscitivi – con il trascorrere dei decenni non si è più accontentato di tali procedure. E ha compiuto una formidabile accelerazione, sentendo che i tempi erano favorevoli. Si è trasformato così in rovescismo, la sua «fase suprema». Historia non facit saltus, si potrebbe dire, cambiando il soggetto a un celebre motto. La revisione è proprio quel lento, costante lavorio che aggiorna, corregge, aggiunge, e soprattutto pone nuove domande: la Storia che noi intendiamo praticare, o di cui comunque ci dichiariamo sostenitori, è l’histoire-problème, che abbiamo appreso, senza feticismi, dai maestri delle «Annales». La revisione nasce – sarà il caso di precisarlo per chi lo ignori o a chi non vi abbia riflettuto a sufficienza – non soltanto, com’è ovvio, dall’accesso a nuove fonti, dal perfezionamento di tecniche di indagine (anche con l’ausilio di mezzi informatici, fotografici, chimici e quant’altro), ma forse soprattutto dalle domande nuove che lo studioso pone ai documenti. Del resto, la grande tradizione positivistica non ci ricorda che la Storia nasce da una domanda? Die Frage… Quella domanda che Croce, asciuttamente, distingue in «filologica», o meramente accertativa dei fatti, e in «storiografica», ossia problematica: fare storia significa sempre, innanzi tutto, raccontare «che cosa è veramente accaduto»; ma lo storico autentico non si limita a questo; lo storico autentico è chi sa interpretare i fatti, in un tessuto coerente, collocarli nei contesti, micro e macro, individuali e collettivi; lo storico autentico è chi sa porre domande nuove a documenti “vecchi”, ossia già utilizzati anche mille volte. Proprio quest’ultimo è il senso vero, e più profondo, della «revisione». Che è lontana e difforme dal «revisionismo». Lavorano in ambiti e con finalità divergenti, non soltanto diverse. Questo deve essere chiaro a noi, senza esitazioni, perché noi dobbiamo essere in grado di farlo comprendere a chi vive al di fuori delle mura protette dalla musa Clio. O a chi le oltre, con qualche complicità attiva o passiva, e penetrato nella cittadella della conoscenza storica, ritiene di avere titolo a “dire la sua”, orientato da finalità che sono estranee ad essa, e che sono palesemente sorrette da interessi di tutt’altro genere. E grazie a quegli interessi, costoro vengono accreditati mediaticamente. E diventano gli storici “di grido”: dalla Spagna all’Italia, dalla Francia alla Germania…
Contro tutto ciò Historia Magistra – l’Associazione, e ora la rivista – intende combattere. Non saremo una centrale di opinionismo. Non saremo equidistanti. Non seguiremo il modello «Porta a Porta». Saremo, se vi riusciremo, rigorosi e chiari, per poter accampare il diritto di lottare per diffondere un altro, ben più alto diritto: quello alla Storia. Ma, in ciò, noi saremo intransigenti ed aspri. Saremo irritanti e fastidiosi. Saremo ora aggressivi, ora ironici. Ci ispireremo, per quanto sapremo, ad alcune grandi figure, prima fra tutte Antonio Gramsci, al suo insegnamento etico, civile, intellettuale e, osiamo dirlo, politico. Ci ispireremo al suo «sarcasmo appassionato», tentando di fornire a noi stessi e a chi ci vorrà accompagnare nel nostro cammino, strumenti di conoscenza del «mondo grande e terribile». Saremo pronti a lottare, con la modestia delle nostre capacità e la pochezza dei nostri mezzi, per un obiettivo che semplicemente, senza timore di dire una parola sacra, si chiama verità. Perché questo è il compito dello storico. E questo, più in generale, è il dovere dell’intellettuale, che ci piace pensare (alla Benda) nei termini di sacerdos veritatis, non dimenticando, gramscianamente, che la verità è rivoluzionaria, e che la verità che ci sta a cuore è anche la verità che occorre svelare dietro l’ipocrisia, la menzogna, e, soprattutto, l’oppressione sociale. All’intellettuale – segnatamente allo storico – assegniamo il compito primario di costruttore di verità, essenzialmente nel significato negativo. Ossia, il disvelamento della menzogna. Oggi la menzogna ha molti volti: noi scegliamo di svolgere il nostro compito usando i nostri strumenti, quelli della ricerca scientifica, del metodo storico, dell’acribia filologica, della scepsi critica. E, con un pizzico di superbia, decidiamo di affrontare un compito che è scientifico ma è anche politico: come crediamo debba essere la figura dell’intellettuale, ossia di chi, per dirla con Sartre, «abbraccia interamente la sua epoca». Noi non abbiamo nel nostro ideale la figura dello studioso rinchiuso nel suo studio, ma quella dello studioso che si cimenta con i problemi del suo tempo, che si “sporca le mani”, per citare ancora Sartre; che parteggia.
«Odio gli indifferenti»: il grido di battaglia lanciato dal giovane Gramsci sulle pagine del numero unico «La Città Futura», nel febbraio 1917, è per noi non solo attualissimo, ma indispensabile. La lotta per la verità è sempre politica, e la verità giova a tutti: o meglio, a tutti coloro che non traggono vantaggio dal suo occultamento o dal suo rovesciamento: in primo luogo, quei ceti subalterni a cui il Gramsci maturo, andando oltre il concetto canonico di proletariato, guardò con attenzione, aprendo così un filone di studio (e di lotta) su cui oggi molte scuole si sono indirizzate.
La lotta contro le menzogne, contro le false verità, contro le imposizioni di impossibili «memorie condivise», contro i vuoti di memoria, contro le facili tendenze all’oblio, contro mistificazioni e rovesciamenti, contro invenzioni di tradizioni, contro il ricorso alla Storia come un grande magazzino ove a basso costo si prendono merci da usare a fini di auto legittimazione politica o di delegittimazione
dei propri avversari o nemici…
Contro tutto ciò, con tutte le nostre forze, ci batteremo, determinati a rompere un silenzio che ci opprime, e un rumore che ci assorda: mezzi con cui il potere tenta di sedare ogni spirito critico, ogni istanza, appunto, di verità. Saremo pochi? Saremo deboli? Non importa. Quello che crediamo importi, è contarsi. E cominciare la lotta. La nostra può anche definirsi (lo dichiariamo prima che ce lo si dica in modo sardonico), un’adunata dei refrattari. Refrattari alle pseudostorie, refrattari alle teorie e alle pratiche di cui abbiamo fornito qui un sintetico campionario. Refrattari allo svuotamento della democrazia che passa anche, e forse prima di tutto, attraverso questa manomissione della Storia. Che precede e accompagna, magari, la manomissione delle istituzioni: le modifiche costituzionali, gli indirizzi politici populisti e plebiscitari, il leaderismo spinto a livelli mai visti in età contemporanea nei regimi liberali, l’attacco all’indipendenza della Magistratura come potere terzo, la riduzione progressiva del pluralismo dell’informazione e della comunicazione, la privatizzazione delle risorse naturali primarie, il controllo privatistico del sapere, il conformismo culturale, la televisione come un vero e proprio potere a sé stante; e, in una situazione di crescente, irresistibile finanziarizzazione dell’economia (che peraltro ora si dibatte in una crisi dagli sviluppi imprevedibili), la guerra a far da sfondo, continuo e permanente, in un processo che rischia di travolgerci tutti. Lo scenario che si sta prefigurando, nell’autunno della democrazia, è inquietante. E dobbiamo reagire.
Fare storia, farla seriamente e appassionatamente, con scienza e con volontà di verità (ossia di giustizia), crediamo sia alzare una buona barricata. Lavoreremo sui tempi lunghi della «guerra di posizione», ma senza escludere i tempi brevi della «guerra di movimento»; cominciando subito, prima che sia troppo tardi, prima di dover lanciare il grido d’allarme: Hannibal ad portas.
Insomma, concludendo e parafrasando un celebre, disperato, motto di Rosa Luxemburg (un’altra nostra «maestra») ripreso da un gruppo di marxisti “eterodossi”, poco più di sei decenni or sono (e che esattamente sessant’anni fa diede vita a una rivista omonima: «Socialisme ou Barbarie»), diremo: Histoire ou Barbarie.
Angelo d’Orsi

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